Progetti

Attualmente i nostri progetti sono tutti focalizzati sull'area di Calcutta, in India. Città con il maggior numero al mondo di street children (250.000), Calcutta impiega 60.000 bambini tra i 5 e i 14 anni nel cosiddetto "lavoro domestico", forma di schiavismo che annulla personalità e futuro dei bambini. Per un approfondimento sulla condizione dei minori (e soprattutto delle bambine) a Calcutta e in India, leggi qui.

Collaborando a stretto contatto con le organizzazioni locali, Skychildren ha selezionato i progetti più efficaci e incisivi, che consentono un controllo diretto sia durante i viaggi fatti dai soci sia a distanza, attraverso un sistema di reporting settimanale e un resoconto economico mensile. Skychildren sostiene i progetti al 100%.

L'obiettivo immediato dei progetti è il miglioramento delle condizioni di vita di bambini abbandonati o provenienti da situazioni famigliari di miseria e/o violenza. Attraverso l'istruzione, leva imprescindibile di cambiamento sociale, lo scopo ultimo che ci prefiggiamo è quello di rendere questi bambini autonomi e capaci per un futuro reinserimento nella società.

Forse non possiamo costruire il futuro di questi bambini, ma possiamo "costruire" loro per affrontare il futuro.

Progetto “Keertika” Casa rifugio per bambine abusate - Calcutta, India

Lo scopo del progetto "Keertika" è quello di proteggere e sostenere bambine vittime di traffico di minori e violenze sessuali.

Ad oggi si tratta di una casa-rifugio a Calcutta, in cui sono assistite 25 bambine tra i 6 e i 17 anni, salvate da situazioni di estrema violenza e degrado.

Spesso sono state “date” (vendute) dai genitori ad altre famiglie come “lavoratrici domestiche” ancora piccolissime (molte a 3 o 4 anni), ritrovandosi in realtà a diventare vere e proprie schiave, vittime di continui abusi sessuali e psicologici. 
In altri casi si tratta di figlie di donne che sono state obbligate a matrimoni combinati intorno ai 10 anni e, dopo aver avuto numerosi figli, sono state abbandonate dal marito. Queste giovani madri lasciano i bambini incustoditi quando escono per cercare lavoro e, vivendo nelle baraccopoli o sulla strada, i loro figli subiscono abusi e violenze da parte dei “vicini”.

Presso la casa-rifugio viene loro assicurata, oltre alla soddisfazione dei bisogni primari (vitto, alloggio, vestiti, etc.), la frequenza regolare della scuola, una formazione professionale, patrocinio legale gratuito, assistenza psicologica continuativa e attività di svago per il loro benessere e la loro crescita fisica e mentale. L’obiettivo è di fare in modo che queste ragazze possano poi reintegrarsi nella società in modo costruttivo e senza ritornare ad essere vittime di abusi.

Ad oggi, almeno altre 50 bambine di cui conosciamo il nome e la storia di violenza, sono in attesa di poter entrare nella casa-rifugio. 

Progetto bambini dei quartieri a luci rosse - Calcutta, India

Lo scopo del progetto è quello di proteggere dallo sfruttamento e dagli abusi i bambini che vivono nei distretti a luci rosse di Calcutta, sostenendone l’istruzione

Secondo le statistiche, in queste zone della città lavorano circa 40.000 prostitute sotto i 18 anni. I quartieri a luci rosse sono aree di profondo degrado, dove la prostituzione anche minorile, l'abuso di alcol e droga, la violenza domestica, il traffico di minori, i matrimoni precoci, il lavoro infantile, costituiscono la normalità in un’infanzia a tutti gli effetti negata.

Nella totale promiscuità di questi ambienti, le madri stordiscono i figli più piccoli con l’alcol per tenerli con sé mentre svolgono la loro professione o li lasciano gironzolare incustoditi tra i pericoli del quartiere o incaricano i fratelli maggiori di prendersene cura, impedendo loro di frequentare la scuola. Spesso i bambini sono abusati dai clienti. La categoria di prostitute più ambita e redditizia è quella delle minorenni, che vengono tenute nascoste, in quanto per lo più si tratta di bambine rapite o che vengono violentate dai papponi per forzarle alla prostituzione già a 8 anni. La polizia archivia questi casi come “bambine disperse” invece che rapite. E nessuno le cerca più.

In questi quartieri attiviamo degli spazi dove i bambini possono rifugiarsi quando le mamme lavorano, in cui trovano riparo dalla violenza fisica e psicologica e dove viene offerto loro un primo livello di istruzione, oltre a un tetto sotto il quale fermarsi anche la notte nel caso non si sentano al sicuro.

Con il supporto degli insegnanti e degli operatori locali, vengono organizzati incontri regolari tra gli adulti del quartiere al fine di sensibilizzarli su temi chiave come i diritti dell’infanzia e l’importanza di mandare i propri figli a scuola.

Attraverso l’offerta diretta di servizi di istruzione, protezione e assistenza e attraverso questo lavoro sulla comunità, Skychildren intende assicurare i diritti dell’infanzia, indirizzando i bambini alle scuole governative dopo un'adeguata preparazione, supportandoli poi negli studi in modo da prevenire gli abbandoni scolastici e rendendoli consapevoli dei propri diritti e di come ottenerli. 

Progetto bambini invisibili delle stazioni - Calcutta, India

Una moltitudine di bambini in fuga dalla miseria dei villaggi rurali e spesso da abusi e violenze, usa le ferrovie per cercare di raggiungere le città, nell’illusione di trovare una salvezza. Come risultato, migliaia di bambini che giungono nelle stazioni con il desiderio di avventura e di una vita migliore, finiscono per vivere tra rotaie e banchine, esposti a droghe e brutalità.

La stazione è un luogo caotico, perfetto per persone che intendono approfittarsi di bambini soli, disperati e vulnerabili; molti di loro finiscono così per rifugiarsi nello stordimento delle droghe più economiche e più dannose. Uno stuolo di bimbi mendicanti è talmente comune in India da venire quasi ignorato dai viaggiatori: essi fanno parte dello “scenario” di una stazione. Diventano quasi invisibili.

Lo scopo del progetto è quello di individuare i bambini in pericolo prima che trafficanti e approfittatori ne abusino e di trarli in salvo offrendo loro un futuro. Presso le stazioni vengono creati dei rifugi dove centinaia di bambini, intercettati dagli operatori sociali sui binari e nei treni, possono trovare riparo. Hanno accesso a un pasto, all’igiene di base e ad assistenza medica di emergenza, se necessaria. Soprattutto, hanno accesso al supporto e al confronto con personale specificamente formato, che cerca di ricostruire la loro provenienza, di capire se e perché la famiglia non se ne sta prendendo cura, di instradarli verso l’istruzione e di prendersi in carico il loro futuro. La priorità è sempre quella di ricongiungere i bambini alla loro famiglia di origine: per questo, parte consistente del lavoro è quella svolta sulla comunità e finalizzata a “educare” le famiglie (e, se presente, il “gruppo dei saggi”) sui diritti fondamentali dell’infanzia, sul divieto del lavoro minorile, sui danni provocati dai matrimoni precoci, sull’importanza della scuola, etc.

Molte sono le storie di successo tra i bambini salvati nei nostri rifugi e concluse con il ricongiungimento a quelle famiglie da cui, di solito, si sono allontanati anche a 2 o 3 anni di età, per diventare pulitori di scarpe, drogati e piccoli prostituti.

Una componente importante di questo successo è rappresentata dal rapporto collaborativo che viene costruito, con grande impegno da parte dei nostri operatori, con i diversi soggetti che hanno un ruolo di impatto sul contesto delle stazioni: la polizia ferroviaria, i venditori ambulanti, chi a diverso titolo lavora sui binari. Queste sinergie permettono di costruire una rete informativa e di monitoraggio a protezione dei bambini, che, spesso, ne diventano parte, trasformandosi in veri e propri assistenti dei nostri operatori sociali. Sono loro stessi, infatti, a segnalare situazioni anomale o di pericolo, soprattutto a difesa di altri ragazzini. 

Progetto “Anirban Rural Welfare” scuole nei villaggi rurali - Calcutta, India

Nel distretto di Gondia Bhadura, a circa 60km da Calcutta, Skychildren lavora per aiutare centinaia di famiglie che vivono in alcuni villaggi rurali di una delle zone più povere dell’India. Il progetto è incentrato sulla scolarizzazione di 350 bambini: le persone che abitano queste aree sono per lo più contadini e braccianti analfabeti che vivono alla giornata. Gli anziani e i genitori non hanno ricevuto un’istruzione e molto spesso, quindi, sono analfabeti e non sono a loro volta in grado di garantire la scuola ai loro bambini, specialmente quando vivono in condizioni di estrema povertà.

Nella scuola di Anirban, oltre a ricevere un’istruzione di base a sostegno e a volte a compensazione di quella formale, i bambini sono protetti dal lavoro minorile, accompagnati in un percorso formativo e coinvolti in attività ricreative che li aiutano a sviluppare le loro capacità. Lo scorso anno abbiamo costruito e inaugurato un nuovo piano dell’edificio scolastico, per consentire ad ancora più studenti di accedere all’istruzione. Questi bambini saranno la prima generazione istruita nelle loro famiglie! 

Risultati raggiunti: realizzazione del secondo piano della scuola, pozzo di acqua potabile e servizi igienici.

 

 

Progetto scuole per i bambini di strada - Calcutta, India

A Calcutta ci sono migliaia di bambini che vivono in condizioni disperate sulla strada, sui binari dei treni, nei mercati, negli slum o in quartieri abusivi, in condizioni al limite della sopravvivenza. Questi bambini indifesi sono continuamente esposti ad abusi fisici, economici e sessuali. Skychildren cerca di aiutarli, togliendoli dalla strada e portandoli in centri d’istruzione, dove possano prepararsi a entrare o ri-entrare nel sistema scolastico ufficiale. L’età dei bambini va dai 4 ai 14 anni.

Molto spesso vengono dai margini estremi della società e i loro genitori sono coinvolti in attività illecite o a rischio (traffico di droga, produzione illegale di liquore, mercato del sesso, raccolta di stracci), generando grave insicurezza al nucleo famigliare. Frequentemente i bambini si dedicano a una serie di piccoli mestieri che servono per arrotondare le magre entrate dei genitori. Per questo motivo, i nostri centri scolastici sono aperti in orari compatibili con le loro occupazioni nei mercati (come venditori di tè, pulitori di scarpe, piccoli facchini) o nelle attività di famiglia, normalmente attive nelle prime ore della mattina.

I bambini che frequentano i nostri centri ricevono istruzione, libri e materiale scolastico, un pasto e assistenza psicologica. In questo modo vengono motivati a non abbandonare gli studi e ricevono supporto nei compiti assegnati dalle scuole governative (per chi riesce a frequentarle), non potendo contare sull’aiuto da parte dei genitori (di solito analfabeti). Oltre all’istruzione tradizionale, vengono insegnate diverse attività pratiche, come yoga, danza, sport, teatro, poesia, marionette, musica e arti e mestieri. Le diverse attività in cui è coinvolta la classe aiutano a superare le barriere, a creare fiducia e aiutano i bambini a diventare maggiormente autosufficienti e in grado di difendersi.

Il supporto psicologico è molto importante per questi bambini che sono esposti fin da piccoli a rischio di abusi e ad ambienti pericolosi. Proprio per questo motivo, dal 2014 abbiamo esteso la presenza della psicologa nei centri da 3 a 5 volte alla settimana, riscontrando benefici immediati e tangibili.

Oltre ad attività di lavoro diretto con i bambini, il programma prevede anche iniziative per formare e istruire i poliziotti in merito ai diritti dell’infanzia e alla giustizia minorile. Tra tutti i dipartimenti governativi, infatti, la polizia è quello più a contatto con la base popolare ed è spesso diretta testimone della “vita vera”, venendo anche coinvolta nelle controversie con genitori e bambini.

Il progetto si è dimostrato di grande successo nel recupero di bambini in età scolare e nel loro inserimento nel sistema scolastico ufficiale e ha avuto un impatto generalmente positivo sull’intera comunità. 

Progetto cliniche itineranti

Cliniche itineranti nei villaggi rurali

I villaggi nelle campagne distano parecchie ore di auto dagli ospedali di Calcutta e spesso i bambini ricevono cure mediche solo quando le malattie sono ormai a uno stadio troppo avanzato. Per questo, abbiamo introdotto il progetto delle “Cliniche Itineranti” nei villaggi rurali. Si concretizzano in una lunga e intensa giornata ogni mese, durante la quale vengono allestiti degli ambulatori temporanei e un dispensario: gli abitanti dei villaggi possono così accedere a cure mediche di base di estrema importanza quali viste mediche generali, profilassi vaccinali, terapie farmacologiche, somministrazione di vitamine, pasti nutrienti per neonati e future mamme.

Il progetto sostenuto da Skychildren include una componente significativa di “counseling” da parte di qualificati operatori sociali. L’intera comunità viene contattata e coinvolta in successivi incontri individuali e collettivi in cui si cerca di promuovere la conoscenza riguardo alle malattie, di fare prevenzione, di aiutare queste persone ad accedere ai servizi sanitari governativi (è stata costituita una rete con gli ospedali statali, dove vengono inviati i pazienti più gravi o cronici) e, in generale, di favorire un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e dell’utilizzo di acqua potabile. Un’attività fondamentale è il “controllo” che gli operatori fanno, famiglia per famiglia, successivamente alla giornata della clinica, per verificare che le medicine consegnate non vengano rivendute, dimenticate o assunte in maniera non corretta.

 

Cliniche nello slum di Chitpur

Chitpur è uno slum non registrato della città di Calcutta, con circa 5000 abitanti, noto come “colonia di Jotynagar”; è situato alle spalle della azienda Cossipur, nella quale si producono armi da fuoco.

La maggior parte della popolazione di questa baraccopoli ha lasciato il Bangladesh nella speranza di trovare un lavoro e un futuro migliore, ma si è ritrovata a vivere in condizioni disumane. Qui le persone abitano, infatti, in 8, anche 10 ammassate in piccole stanzette, in baracche senza fognature e in condizioni igieniche precarie. Le famiglie si guadagnano da vivere con impieghi alla giornata e la maggior parte trova sostentamento dedicandosi al riciclo di bottiglie di vetro, lavoro in cui sono coinvolti anche i bambini.

Quasi il 60% di queste persone è analfabeta e tale lacuna è alla base del mancato rispetto e della violazione dei basilari diritti civili, in primis quelli dei bambini. I piccoli, infatti, sono per i loro genitori innanzitutto una fonte di guadagno: quasi tutti, nello slum, affiancano gli adulti nello sminuzzamento delle bottiglie di vetro, eseguito a mani nude perché i pezzi siano sufficientemente piccoli e della forma giusta per avere più valore sul mercato di sbocco (aziende di fusione del vetro). 

In questo contesto è attivo un centro per l’infanzia governativo ICDS che accoglie bambini di età compresa tra gli 0-6 anni ed ha l’obiettivo di migliorare la nutrizione e la salute di questi bambini e contribuire a un loro adeguato sviluppo psicologico, fisico e sociale. 

Il centro offre assistenza sanitaria, nutrizionale e igienica alle madri, educazione prescolare non formale per bambini dai 3 ai 6 anni, alimentazione supplementare per tutti i bambini, le donne incinte e le madri che allattano, il monitoraggio della crescita e la promozione ai servizi di assistenza primaria, come le vaccinazioni. 

Skychildren ha avviato una clinica medica settimanale per migliorare ulteriormente le condizioni di salute dei bambini che vivono nello slum di Chitpur e per fornire i servizi medici di base a cui gli abitanti di questa baraccopoli non hanno accesso. 

La clinica settimanale si occupa in particolare  dei bisogni dei bambini, delle donne incinte e delle mamme che allattano, degli adolescenti e degli anziani. Viene data importanza al miglioramento delle condizioni generali dei pazienti, cui vengono somministrate cure e farmaci gratuitamente.

Lo staff,  in questi mesi, ha già raccolto dati di riferimento sulla salute dei bambini sotto i 6 anni che frequentano il centro scolastico a Chitpur e sottoporrà al personale medico tutti i casi che necessitano cure.

La clinica medica è gestita sotto l'amministrazione dell’ospedale di Hope, per due ore al mattino (dalle 11 alle 13) ogni giovedì. Un medico generico insieme a un'infermiera ostetrica visita i pazienti. 

Circa 60 pazienti beneficiano della clinica ogni settimana (3.120 pazienti in un anno). 

Inoltre, durante l'anno, l’ospedale di Hope organizza una giornata di controllo oculistico presso la clinica medica di Chitpur.

L'ambulanza dell’ospedale di Hope viene utilizzata per trasportare il personale e i farmaci necessari per la gestione della clinica.

L’obiettivo è di fornire cure di qualità, diagnosi e farmaci gratuiti agli abitanti delle baraccopoli di Chitpur, con il necessario rinvio agli ospedali del governo locale per eventuali indagini e trattamenti medici necessari. 

Nel caso in cui il paziente non venga ammesso all'ospedale governativo a causa di mancanza di alloggio, sarà ospitato presso l’ospedale di Hope.

Per ogni paziente che sarà visitato verrà preparata una scheda  in cui saranno indicati i dati medici, le medicine prescritte e lo stato di salute. La scheda verrà aggiornata ad ogni visita.

Una classe a quattro ruote

Chitpur, uno dei tanti slum non registrati a Calcutta, è una baraccopoli infernale, dove la gente vive ammassata in tuguri di plastica e bambù e si guadagna da vivere dedicandosi al riciclo di contenitori di vetro. 

Anche i bambini, anziché andare a scuola, affiancano gli adulti nello sminuzzamento delle bottiglie di vetro, eseguito a mani nude. 

Qui non è possibile aprire un centro scolastico, sia per la mancanza di spazio, sia per la totale indifferenza delle autorità locali, per le quali l’istruzione non ha valore. 

Abbiamo così pensato a una soluzione alternativa per mandare questi bambini a scuola: il progetto prevede l’acquisto di un bus, che verrà modificato al suo interno per poter funzionare da vera e propria aula scolastica. 

La nuova “classe a quattro ruote” ospiterà i bambini dello slum in diversi turni, stazionando durante il giorno in differenti aree del quartiere per facilitare l’accesso a tutti. 

Solo attraverso l’istruzione questi bambini possono cambiare il loro futuro, sviluppare competenze più qualificanti per ambire a occupazioni più dignitose di quelle dei loro genitori, ottenendo così, sul lungo termine, un miglioramento complessivo delle condizioni di vita dell’intera comunità.

Certificati di Nascita - Calcutta, India

Avere il certificato di nascita è il primo diritto fondamentale di ogni bambino. L’Articolo 7 della Convenzione delle Nazioni Unite del 1989 sui diritti dell'infanzia (Convention on the Rights of the Child - CRC) evidenzia che "Il bambino deve essere registrato immediatamente dopo la nascita e ha diritto dalla nascita a un nome, il diritto di acquisire una nazionalità e, per quanto possibile, il diritto di conoscere ed essere curato dai suoi genitori”. Si stima che in tutta l’India, dei 26 milioni di bambini che nascono ogni anno, circa il 36% non venga registrato. I bambini non registrati sono generalmente i figli dei poveri e degli esclusi, degli appartenenti alla casta degli “intoccabili”. Il sistema delle caste è ufficialmente vietato dalla legge dal 1947, anno in cui l’India ha ottenuto l’indipendenza, ma la realtà è molto diversa e la discriminazione di casta è ancora fortemente radicata nella quotidianità, soprattutto verso la casta degli “intoccabili”, gli ultimi tra gli ultimi, considerati al pari degli animali. Sono persone che vivono al di sotto della soglia di povertà (individuata dal governo in 0,40 dollari al giorno). Si stima che nel sub continente, di 1 miliardo e 1000 milioni di esseri umani, un quarto siano intoccabili. L'attuale livello di registrazione delle nascite nel paese è di circa il 58%, seppur vi sia l’obbligo per legge. Vige, infatti, in India, un quadro legislativo per il quale le nascite devono essere registrate presso le autorità pubbliche designate, ma in molte aree queste leggi non sono né osservate né applicate. Vi sono inoltre disparità regionali su quali documenti si è tenuti a produrre per accedere all’istruzione, alla salute o ad altri servizi.

La maggior parte della popolazione che vive sulla strada e nelle baraccopoli ha lasciato il Bangladesh nella speranza di trovare un lavoro e un futuro migliori, ma si è ritrovata a vivere in condizioni disumane. Qui le persone abitano in 10, anche 13 ammassate in piccole stanzette, in baracche senza fognature e in condizioni igieniche precarie, oppure sui marciapiedi, sotto i ponti o i cavalcavia, lungo i binari della stazione, senza un riparo. La maggior parte dei bambini sono denutriti, malati, subiscono abusi fisici e sessuali e sono facili prede di persone senza scrupoli.

Le famiglie si guadagnano da vivere con impieghi alla giornata, dedicandosi a lavori domestici (una vera forma di schiavitù), al lavoro nei campi, alla preparazione delle pire funerarie per le cremazioni, al riciclo di bottiglie di vetro, della plastica, smistando la spazzatura nelle discariche, lavori in cui sono coinvolti anche i bambini.

Quasi il 60% di queste persone è analfabeta e tale lacuna è alla base del mancato rispetto e della violazione dei basilari diritti civili, in primis quelli dei bambini. I piccoli, infatti, sono innanzitutto una fonte di guadagno per i loro genitori, che non considerano l'acquisizione di un certificato di nascita essenziale per le future possibilità di vita del proprio figlio. La maggior parte dei genitori risponde positivamente quando viene “educata” alla necessità e all'importanza di registrare la nuova nascita.

Senza l’atto di nascita i bambini restano “invisibili”, in termini legali “non esistono”, sono quindi più vulnerabili ad abusi e violenze, al traffico di organi e alla prostituzione minorile. La prova dell’età anagrafica è fondamentale anche per essere protetti da matrimoni precoci e dalla piaga del lavoro minorile. La mancanza del certificato rende difficoltoso, quasi impossibile, anche l’accesso alla scuola governativa e all’assistenza sanitaria. Non frequentando la scuola, i bambini rimangono intrappolati in un circolo vizioso di miseria e ignoranza. Inoltre, Il certificato di nascita è importante anche perché la famiglia possa aggiungere un bambino alla propria “carta di razionamento”. In età avanzata, il bambino non registrato non sarà in grado di richiedere un documento di identità, non potrà ambire a un lavoro formale, aprire un conto bancario, ottenere una patente di guida o un certificato di matrimonio. Con questa lacuna, poi, i registri delle nascite e delle morti in India non potranno mai essere aggiornati con dati reali e questo comporta tra le altre cose una mancanza di normative, di strutture scolastiche e mediche adeguate al reale numero di bambini e di attenzione al vero, tragico, numero di bambini scomparsi, morti o semplicemente finiti nel nulla, segregati a vita in un quartiere a luci rosse o resi schiavi.

Obiettivi del Progetto e modalità di raggiungimento:

- Diffondere la consapevolezza nelle comunità locali dell’importanza di ottenere il certificato di nascita per i bambini. Viene svolta un'attività di sensibilizzazione dell'intera comunità verso questo diritto dell'infanzia.

- Fornire l’assistenza, il supporto logistico ai genitori per compilare i moduli necessari e l’assistenza legale per ottenere il certificato. Le famiglie vengono assistite per tutto l’iter burocratico fino al rilascio effettivo del documento (ottenere i certificati di nascita quando il bambino è già grande richiede un percorso lungo e difficile, in modo particolare per i bambini che non hanno genitori, hanno solo la mamma o arrivano da altri stati).

Aumentare il numero di parti istituzionali, in ospedale. I bambini che nascono negli ospedali vengono registrati e ottengono il certificato di nascita