Rifugio d'Emergenza Bambini

In un recente studio del Ministero Indiano per la sicurezza di donne e bambini, sostenuto dal Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia, è emerso come più del 53% dei bambini indiani ha subito una o più forme di abuso sessuale; tra di loro, il 53% sono maschi. Sulle strade, al lavoro (oltre il 50% dei bambini cosiderati nella ricerca lavorano 7 giorni a settimana), negli istituti statali (tipo orfanatrofi), violenze fisiche, psicologiche e sessuali sono all’ordine del giorno.

Per proteggere i bambini da questi fenomeni, Skychildren lavora a tre livelli: il primo è quello della salvaguardia generale di tutti i bambini di una comunità dai pericoli (per esempio assicurandosi che vadano a scuola), al secondo livello ci si focalizza sui bambini particolarmente a rischio, vulnerabili, come quelli che vivono per strada, nei mercati, sui binari (con progetti di supporto e sviluppo all’interno, per esempio, di specifici slum); il terzo livello è quello dell’intervento sui bambini che purtroppo sono già stati abusati, sfruttati sul lavoro, violentati. La “Casa d’emergenza Hamar Ghar” si inserisce in questa fase, per accogliere, curare, sostenere bambini che arrivano da queste esperienze traumatiche.

CINI, la onlus con cui collaboriamo per diversi progetti, gestisce da anni la "Childline", una sorta di telefono azzurro d'emergenza, attivo 7 giorni su 7, 24 ore su 24, che consente di individuare e rintracciare bambini scomparsi soprattutto tra le stazioni, i treni e le strade: bambini rapiti, trafficati, la metà dei quali vittime di abusi sessuali, venduti al mercato della prostituzione, del lavoro minorile e della schiavitù. La chiamata è gratuita e vi sono cartelloni ovunque nelle città e nelle periferie, che ricordano il numero verde della salvezza: 1098. I bambini in pericolo vengono segnalati e identificati attraverso la Childline e possono essere recuperati in tempi brevi dal personale specializzato.

Obiettivi del progetto

  1. Il primo traguardo, quando un bambino viene messo in salvo dagli operatori della Childline, è quello di accoglierlo nel rifugio per fornirgli le primissime cure mediche e igieniche, di nutrirlo e vestirlo. L’assistenza medica è garantita anche dalla presenza fissa di un medico specialista una volta alla settimana, che può intervenire anche estemporaneamente, su chiamata.
  2. A questo punto, gli assistenti cercano di farlo esprimere, per dargli supporto psicologico e avviarlo verso un percorso di recupero fisico ed emotivo. La consulenza psicologica è volta a comprendere il grado di vulnerabilità del bambino soccorso e offrirgli sostegno psicosociale per gestire il trauma subito.
  3. In assoluto, l’obiettivo prioritario è il ricongiungimento famigliare: in vista di questo, attraverso una serie di attività, si mira a rafforzare le capacità del bambino, attraverso l’istruzione e la formazione sulle competenze trasversali utili alla vita quotidiana (life skill), attività ricreative e creative, di gestione dello stress e della rabbia. Vengono assicurati momenti ricreativi e di socializzazione per combattere lo stress psicologico a cui sono esposti e fornire loro sensibilizzazione e consapevolezza riguardo i diritti e la tutela dei bambini.
  4. Con il sussidio dello psicologo e degli operatori, già in fase di soccorso si cerca di reinserire il bambino nella famiglia di provenienza, nei tempi più brevi possibili per evitare prolungamenti del trauma o addirittura rischi di ri-vittimizzazione, seguendo protocolli prestabiliti. Anche secondo la legge indiana (e la Carta dei Diritti dell’Infanzia, parte della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1989), infatti, il fine primario è il ricongiungimento famigliare: una volta assistiti i bambini nelle loro prime necessità, una volta ricostruita la storia di ognuno, è necessario risalire alle famiglie di origine per reinserirvi i piccoli sotto la guida e il controllo degli operatori sociali. Questo passaggio può durare qualche giorno o diverse settimane, a seconda dello stato in cui vengono ritrovati i bambini e delle condizioni della famiglia. Gli operatori, successivamente al reinserimento famigliare, cercano di aiutare il bambino vulnerabile e i suoi genitori ad accedere ai programmi governativi di supporto delle fasce deboli della popolazione per rafforzare le capacità della famiglia di curarsi di lui.
  5. Quando si tratta di bambini abbandonati, senza genitori o parenti che se ne possano occupare, l’obiettivo è di collocarli in strutture permanenti (case famiglia) secondo quanto definito dal CWC, organo di protezione dell’infanzia legato al tribunale dei minori.

La casa per bambini in emergenza Hamara Ghar può accogliere contemporaneamente fino a 50 bambini, arrivando a ospitarne fino a 750 in un anno, sempre per brevi periodi. Nell’ultimo anno sono stati salvati 715 bambini; nel 71% dei casi si è trattato di bambini scappati volontariamente da casa per sfuggire alla violenza domestica e agli abusi fisici. L’11% dei bambini, invece, è arrivato ad Hamara Ghar perché abbandonato, senza un rifugio o un posto dove stare. Arrivano non solo da Calcutta e dal West Bengala: nel 18% dei casi giungono addirittura da altri stati, portati a Calcutta da rapitori, dal sogno di una vita migliore o dalla ricerca della droga.

Grazie a Skychildren, la casa per i bambini in stato di emergenza, una palazzina di 3 piani che può accogliere fino a 50 bambini contemporaneamente, verrà completamente ristrutturata, per essere messa a norma e risultare funzionante e accogliente per i bambini.